lunedì 18 maggio 2009

Pranzo a San Rocco - 20 maggio 2017


Agriturismo San Rocco - via di Sei Arcole - 20 maggio 2017
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       Ci ritroviamo di giorno, a pranzo – per la prima volta, causa decisione algoritmica – al ristorante “Il Contemporaneo” presso l’agriturismo San Rocco nelle sei arcole della Bure, per la prima volta anche all’aperto, sotto un ameno pergolato di uva passerina, in undici pregiati convenuti, fra i quali anche l'agognato redivivo astucci. Sui sedici titolari mancano i recidivi Pierino, Paolo C. e il PPE. Mancano inoltre Ciccio, cicerone a Venezia e Mario familiarmente affaccendato.
       Siamo qui nel regno della cucina destrutturata che i giovani chef  hanno recepito nella loro esperienza in Cappadocia. In questo locale, allietato dai gioiosi, fragorosi rintocchi dell’incombente torre campanaria, e dotato di rigide sedie francescane, vengono serviti centinaia di minuscoli bicchierini che contengono emulsioni, sciroppi, frullati e creme, quanto mai sfiziose. Quindi piccoli assaggi innovativi di primi e secondi. Viene anche rispettata una rigorosa applicazione del concetto di cucina territoriale. Qui si cucina solo con ingredienti prodotti nell'arco di 50 metri. Dalle vigne ed ulivi del podere vengono ricavati sia il vino che l’olio.  Una capra, munta ogni mattina fornisce il latte fresco per le emulsioni, il riso viene coltivato nella adiacente piscina e il salmone e le seppie vengono pescate all’alba nella vicina Bure, gli agnelli e le paillard, pascolano liberi nei prati circostanti. Un piccolo orto di cavolfiori e erbe aromatiche provvede alla vasta scelta di contorni: cavolfiore alle erbe aromatiche, cavolfiore al latte, ristretto di latte di capra alle erbe aromatiche con frittura di cavolfiore, tagliata di cavolfiore alla spuma di latte, trionfo di erbe aromatiche con julienne di cavolfiore e panna acida di latte di capra, assortimento di sorbetti: al fiordilatte o al fiordicavolo.
Qui non si accettano compromessi: i clienti debbono trovare nel piatto la pura e incontaminata espressione del  territorio. Vale la pena rinunciare a spaghetti all’amatriciana, pasta al forno, tagliatelle al ragù, linguine allo scoglio, bistecca di maiale, fritto misto, wurstel, salsicce e, anche, comode sedie, in cambio di un'esperienza assolutamente unica per intensità e rigore.
       Convivio spensierato, purtroppo stavolta digiuno di cesariane arguzie, ma allietato da un tiepido sole, fra pensieri soavi e nuvoloni pellegrini correnti verso Santiago, con  brontolii di tuono lontano, fino a pomeriggio inoltrato, mirando il ciel sereno, le vie dorate e gli orti, e quinci i campi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno ragionando insieme di giovinezza. Ahi come passata sei, cara compagna dell’età mia nova, speme mia dolce. Sì fugge il tempo,  e mai non riede.
Lieti e pensosi ci accomiatiamo quindi, a una cèrt'òra, addì venti di questo maggio odoroso.













6 commenti:

Andrea Bartolini ha detto...

Approvo il bellissimo e poetico verbale.
Dopo un eventuale prossimo pranzo in questo agriturismo consiglio a tutti di farsi una bella fetta di pane fresco con mortadella al Bar/Tabacchi di Ponticino come ho fatto io. Ciao a tutti|

Maurice ha detto...

Credo che si possa convenire che si sia trattato di un pranzo "diverso", certamente di elevata e apprezzabile qualità.
E' questa apertura alla "diversità" che mi intriga, che indubbiamente rappresenta una conquista niente affatto scontata e che costituisce un elemento di sicura modernità.
E fin qui...
Sbaglierebbe però chi facesse accostamenti impropri con un antico tormentone di Cesare "S'ha le scarpe uguali".
Ce ne corre!
Diversità si, ma con misura.
Un caro saluto
Maurice

Astucci ha detto...

Se si volessero risparmiare 20 Euri si potrebbe optare per il ristorante di Antonino Cannavacciuolo sul lago d'Orta che fa 180 Euri appunto; comunque sia Cracco si può infilare i suoi piatti dove si disse....ma proprio i piatti non le pietanze....Verbale approvato
con vive cordialità

Cesar ha detto...

Dalla risposta del Prof sembra che sia stato a Venezia, si… ma quella del quartiere livornese.
Vorrei ribadire il concetto dei GRANDI PIATTI che abbiamo apprezzato per la cura e gli accostamenti tanto arditi quanto squisiti.
Caro D mentre leggevo il verbale sono stato sorpreso dalla moglie che, in quanto tale, ha voluto leggere la recensione.
Ha attaccato a ridere come non faceva da una ventina di anni. Grazie.
Per la cronaca non ho voluto interrompere le disquisizioni letterario-viaggiatorie con storielline di bassa lega ed ho fatto presente solo ai miei vicini di piatto che lo sport fa bene alla salute, tonifica il corpo e lo spirito, forse aiuta anche nell’attività sessuale, e per questo l’ho aggiunto al pacchetto di Sky!

Ciccio ha detto...

Carissimi, qui il vostro Ciccerone (con due c), che è stato veramente non a Livorno ma a Venezia, dove il clima era già afoso e si doveva sgomitare per farsi largo tra la folla dei turisti. Ho mangiato la classica, anonima frittura mista dell’Adriatico innaffiata da solo un goccio di Prosecco perché il mio ospite era astemio. Piuttosto, a differenza di quello che accade a me, vi vedo tutti nelle foto rosei e arzilli, e sospetto qualche cura del Dottor Albert contro l’invecchiamento precoce, i cui dati mi vorrete fornire la prossima volta.
@ D. e Cesar: molto migliorati in italiano, e compito in classe ampiamente sopra la sufficienza.

Paolo M. ha detto...

Carissimi,
considerato che questa mia risposta è formulata assai in ritardo rispetto all’interpello di D. (dico, a difesa di me stesso, che ho voluto ponderarla), la mia non può definirsi un’approvazione, bensì una ratifica, però piena e convinta, del verbale vergato con verbo scherzosamente poetico dal nostro ineffabile D.
Per quanto riguarda il nostro appuntamento conviviale per l’anno 2018, visto che mancano ancora alcuni mesi, propongo di attendere l’aggiornamento della guida Michelin aut similia onde potere scegliere con migliore cognizione di causa.
Salutoni a tutti.